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AD ALERE

Il titolo di questa personale dell’artista romano prende le mosse da un’etimologia precisa: “AD ALERE” è la radice latina di “adolescenza” e significa letteralmente “che si sta nutrendo”. Un’origine che porta con sé il nucleo concettuale dell’intero progetto.

La ricerca di Capanna nasce da un’indagine sul vuoto, nella fisica, nell’arte e nella filosofia, che attraversa l’horror vacuiaristotelico fino alle concezioni orientali del vuoto come principio ciclico della vita.


«I loro sguardi racchiudevano tutto ciò che è dicibile sul vuoto: il senso di smarrimento, quasi orrifico, nel cambiamento di stato, ma anche quell'intervallo spaziale che si sta nutrendo e riempiendo.»

Andrea Capanna

La mostra mette in scena un preciso istante di crescita e fragilità estrema, in cui l'equilibrio tra nutrimento e forma attraversa inevitabilmente la condizione della mancanza. Le opere, immagini fotografiche stampate su ferro arrugginito, trasformano il supporto in parte integrante del discorso.

Il ferro, materiale che evoca solidità e permanenza, viene alterato dall'ossidazione: un processo irreversibile che non distrugge, ma muta. Il volto fotografico emerge dalla superficie e al tempo stesso ne viene assorbito, come se la crescita stessa fosse nutrimento e consumo silenzioso insieme.

«Il vuoto adolescenziale non è un difetto da colmare, bensì una condizione strutturale: uno spazio necessario in cui l'identità prende forma.»

Andrea Capanna

L’artista Andrea Capanna nasce nel 1969 a Roma, dove vive e lavora. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma (1994–1996) e si laurea in Teorie e Pratiche dell’Antropologia presso l’Università La Sapienza, un percorso che segna in modo permanente il suo approccio alla ricerca visiva.

Il lavoro di Capanna si sviluppa attorno alla superficie come spazio di memoria e rivelazione. Cemento, calce, sabbia e intonaco vengono depositati per strati e poi sottratti con carta vetrata, spatole e spazzole d’acciaio, fino a liberare il soggetto per rimozione progressiva.

«È un viaggio a ritroso di un vissuto che viene liberato e mostrato per sottrazione. Il soggetto prende forma dalla rimozione dei diversi strati che lo compongono, come un intonaco che cade usurato dal tempo e scopre un vecchio muro, rivelando la sua origine per raccontarci la sua epoca.»

Nella serie Low Profile questa poetica incontra il ritratto di profilo — genere di ascendenza rinascimentale, vivo nella tradizione dei cammei e delle monete — in cui il rigore oggettivante del contorno contiene la profondità delle stratificazioni rivelate.

In AD ALERE, la stessa logica di trasformazione irreversibile si trasferisce sul ferro arrugginito, nuovo supporto in cui ossidazione e immagine fotografica dialogano sullo stesso piano espressivo.

In questo contesto, alere perde ogni connotazione rassicurante e diviene esposizione: crescere significa trovarsi scoperti, senza protezione, in balia di un tempo che agisce senza promessa di stabilità. Il ferro arrugginito si fa metafora del corpo e della psiche in mutamento, una superficie segnata e vulnerabile che conserva le tracce del passato mentre si apre all'ignoto.

Andrea Capanna sviluppa la propria ricerca nell'intersezione tra fotografia, indagine concettuale e sperimentazione dei materiali. Il suo lavoro si muove attorno alle grandi soglie dell'esperienza umana — trasformazione, vulnerabilità, identità — declinandole attraverso scelte tecniche che amplificano il significato delle immagini.

AD ALERE rappresenta uno degli esiti più compiuti di questa poetica: un'opera in cui il soggetto fotografico e il supporto dialogano sullo stesso piano espressivo.