Nei turbolenti anni che stiamo vivendo, siamo tutti fragili abitanti di un pianeta che urla e sentiamo tutti la necessità di una bussola.
Cerchiamo uno strumento efficace che ci aiuti a trovare la direzione a cui tendere, a non smarrirci nel nostro viaggio mentre sogniamo una meta di pace. Uomo di terra e di mare, Vincenzo Paonessa, scruta le onde dello Jonio e le foglie del sottobosco con lo stesso sguardo inquieto di quando, da ragazzo, seguiva le lezioni “en plein air” di Luigi Magli alla Scuola di pittura a Catanzaro. I resti dei rami raccolti sulla spiaggia calabra, così come le foglie e i rami della Sila, diventavano in quegli anni, giorno dopo giorno, l’alfabeto di un codice che si stava costruendo poco alla volta nel suo cosmo interiore. Ricordo il mio primo ingresso nel suo atelier mantovano, quando ho subito notato quella curiosa sedia assemblata con alcuni legni di recupero e completata con una seduta realizzata riciclando una mappa di carta. E ricordo che, in quel preciso momento, è come se si fosse accesa una lampada a illuminare l’intero studio e a consentirmi di vedere le mappe ovunque collocate. Dopo la realizzazione della prima monografia d’artista, dedicata ai primi trent’anni di attività, e la personale nella Casa di Rigoletto di Mantova, in questo nuovo progetto accolto dalla NUMM - Contemporary Art resta intatto lo stupore che si prova dinnanzi a questa affascinante cartografia diffusa, che racconta di coordinate tracciate dai naviganti e di pagine consunte di vecchi atlanti scolastici. L’invito è quello ad avvicinarsi per percepire che queste mappe non sono semplicemente tali ma sono delle non mappe, delle utopiche rappresentazioni realizzate cucendo tra di loro dei frammenti di Stati, nella realtà geografica tra loro distanti, dando così vita a delle nowhere land di nuovi “E-stati”. Nuove prospettive dove non ci sono più né confini né violenze, ma dove si può ripartire nel segno di una umanità che si riconosce tale. Una pacificazione rappresentata con un filo, un potente trattato politico firmato da Paonessa non in punta di penna bensì in punta d’ago. Un gesto antico quello del cucire, appreso in famiglia, recepito nella sua ancestrale ritualità e replicato con il desiderio di ricomporre i frammenti per elaborare una nuova vita possibile. Lo stesso spirito viene evocato nelle “Città ideali”, tracciate con un sottile ricamo, bianco su bianco, ispirate ad antiche città fortificate, progettate come uno spazio protetto anelante alla perfezione, rese eterne dalla foglia d’oro che emblematicamente evoca la sacralità di tale desiderio. In alcune mappe più recenti l’artista rivela una serie di “Impedimenti”: in questo caso la pittura si sovrappone alle mappe cartacee e, nella trasparenza del supporto che sostiene la materia del colore, amplifica un dialogo tra rappresentazione, astrazione, reinvenzione. L’esperienza concettuale di Paonessa, germinata negli anni dell’Accademia, sviluppata guardando al Surrealismo di Joseph Cornell, diventa lo sprone per un sapiente racconto simbolico dei drammi dei nostri giorni. Basti, a titolo d’esempio, la mappa della Tunisia, scomposta e ricomposta con il titolo “Punto/i di raccolta”, a raccontare più di ogni retorica le tragedie di un nomadismo disperato che dal cuore d’Africa arriva, tappa dopo tappa, al Mediterraneo. In questa mappa si aprono, come delle ferite insanabili, delle finestre di vuoto e di laceranti assenze. Il viatico di Paonessa è per tutti noi questa forza di osservare il vissuto con uno sguardo proiettato all’infinito, alla ricerca di nuove traiettorie e nuove vie. Le sue mappe impossibili sanno diventare anche questo, compagne di viaggio delle anime vagabonde nei tragitti tortuosi, preziose mappe del tesoro e luoghi di attesa e di speranza per un nuovo cielo e una nuova terra.
Paola Artoni