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NÓSTOS

Il titolo della mostra prende origine da una delle parole più dense della cultura greca: Nóstos, il ritorno.

Il Nóstos cantato da Omero non rappresenta la chiusura di un cerchio, ma la rivelazione che ogni ritorno trasforma chi torna e il luogo che lo accoglie. Tornare significa confrontarsi con il ricordo che conserviamo di uno spazio e con ciò che quello spazio è diventato nel tempo.

Da questa riflessione prende forma il progetto di Antonio Pizzolante, dove memoria, esperienza e trasformazione si intrecciano in un percorso che invita a guardare nuovamente ciò che credevamo di conoscere.


Antonio Pizzolante ricerca un equilibrio vivo delle forme, strutturate con materiali e metodi diversi, capaci di trasformare lo spazio e instaurare con esso una relazione profonda.

Le installazioni dialogano con gli ambienti dell'antico Monastero di Santa Chiara, oggi MUST – Museo Storico della Città di Lecce, amplificando il confronto tra memoria e presenza.

Come scriveva Guglielmo Gigliotti nel 2007, il percorso dell'artista procede verso l'origine, attingendo alle radici come a un archivio di emblemi ed essenze, da cui continuare a costruire nuove possibilità di senso.

Il ritorno diventa una pratica costante, un esercizio di presenza che richiede di abbandonare l'illusione di ritrovare le cose esattamente come le avevamo lasciate.

Le cose si trasformano anche quando non le osserviamo. La tazza sul tavolo, la luce obliqua del tardo pomeriggio, la trama di un tessuto sotto le dita diventano i segni di un viaggio quotidiano che continua a compiersi.

Attraverso forme, superfici e materiali, Antonio Pizzolante costruisce un percorso in cui la memoria non è un archivio immobile, ma una presenza viva capace di custodire tracce e trasformazioni.

Il Nóstos di Antonio Pizzolante è un viaggio fatto di forme, paesaggi, superfici e colori evocati attraverso un processo insieme sintetico e sensoriale.

Le opere nascono dall'incontro tra memoria e materia, tra esperienza e percezione, trasformando lo spazio in un luogo di relazione e consapevolezza.

Come suggerisce Merleau-Ponty, il soggetto non osserva il mondo da una distanza sicura ma lo abita con tutto se stesso. È in questa osmosi tra corpo, memoria e percezione che si compie la possibilità di un ritorno autentico.